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Capitolo 12: Il Giorno In Cui Beatrice Parlò — Parte 1

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Capitolo 12 di 17
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Il processo è cominciato un lunedì grigio, al tribunale di Brescia.

Fuori c’erano furgoni delle televisioni e decine di curiosi. Alcuni tenevano cartelli con scritto «Beatrice non sei sola». Altri stavano lì solo per guardare.

Beatrice mi stringeva la mano mentre passavamo i controlli.

«Stai bene?»

«Sì. Sono pronta.»

L’aula era piena. Leonardo sedeva tra due avvocati costosi. Era più magro e più pallido, e l’arroganza aveva lasciato il posto a un’espressione dura e fredda. Quando ha visto Beatrice non ha abbassato lo sguardo.

Nemmeno lei l’ha fatto.

La pubblica accusa era Laura Fontana, una donna minuta con una voce che non aveva bisogno di alzarsi.

«Questo non è un processo complicato» ha detto ai giudici. «È la storia di un uomo convinto di essere al di sopra della legge, che con l’aiuto della propria madre ha costruito un impero illecito nascondendosi dietro una maschera di rispettabilità. Oggi quella maschera cade.»

Poi si è alzato l’avvocato della difesa, Ottavio Balestri. Era elegante, con una voce calda e rassicurante.

«Questa non è una storia di violenza. È la storia di un matrimonio finito male, di una giovane donna fragile e ansiosa, e di un padre con un passato oscuro che ha visto l’occasione di arricchirsi.»

Mi ha indicato con il dito, e la mano di Beatrice si è stretta sulla mia.

La prima settimana è stata durissima. I giudici hanno ascoltato i medici, hanno visto i referti e hanno ascoltato la registrazione: la voce di Leonardo, tranquilla e sprezzante, che parlava di “caduta”, minacciava di denunciarmi e si vantava di possedere il paese.

Giulia Rinaldi ha testimoniato piangendo.

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