La seconda settimana si è aperta con la testimone che tutti aspettavano: Donatella Castaldi.
È entrata in aula senza guardare il figlio. Ha giurato con la voce incrinata e poi ha cominciato a parlare. Ha raccontato delle società, dei conti e degli incontri riservati in comune. Ha raccontato chi pagava chi e perché.
Poi la dottoressa Fontana le ha fatto la domanda più importante.
«Signora Castaldi, perché suo figlio ha scelto di sposare Beatrice Galli?»
Donatella ha chiuso gli occhi.
«Perché sembrava… facile. Una brava ragazza con un padre che non contava niente. Serviva una moglie presentabile.»
È stato in quel momento che Leonardo si è alzato in piedi di scatto.
«Stai zitta!» ha urlato alla madre. «Dopo tutto quello che ho fatto per te! Sei una vigliacca!»
Gli agenti lo hanno fatto risedere. Il presidente del collegio lo ha richiamato con durezza. Ma ormai era troppo tardi. Per un istante tutti avevano visto quello che Beatrice aveva visto per due anni: l’uomo vero dietro il sorriso.
Ho guardato i giudici. Nessuno di loro scriveva più. Lo stavano soltanto osservando.
Dopo di lei è stato chiamato Sergio Ferri, l’ex comandante. Ha ammesso di aver ricevuto “regali” dalla famiglia Castaldi per anni, e di aver archiviato due segnalazioni dei vicini sui rumori che arrivavano dalla villa.
«Pensavo fossero litigi di coppia» ha detto a testa bassa. «Mi sbagliavo.»
Infine è toccato a me.
Balestri ha provato a trascinarmi sul mio passato. Mi ha chiesto dei reparti speciali, delle missioni e dei “contatti”.
«Lei ha usato vecchie amicizie per costruire questo processo, signor Galli?»
Ho risposto con calma.
«Ho fatto una telefonata, avvocato. Una sola. Il resto l’hanno fatto la verità, una registrazione e il coraggio di mia figlia.»
«E perché ha tenuto nascosto il suo passato a sua figlia per tutta la vita?»
«Perché volevo che crescesse con un padre che le preparava la merenda, non con un soldato. È stata la scelta migliore che abbia mai fatto.»
L’avvocato ha aperto la bocca, poi l’ha richiusa.
Uscendo dall’aula, Beatrice mi ha preso sottobraccio.
«Papà, sei stato bravissimo.»
«Tu sei stata più brava» le ho risposto.
Quella sera il processo era finito. Restava soltanto l’attesa della sentenza.


