«Vittorio, la procura di Brescia ha un fascicolo aperto su quella famiglia da due anni. Mancava sempre un pezzo per muoversi. Resta lì. Mando la Squadra Mobile, non la gente del paese. Il soggetto è ancora sul posto?»
In quel momento Leonardo è sceso dalla scalinata con un foglio in mano, seguito dalla madre.
«Vuoi giocare all’avvocato, Vittorio?» ha gridato. «Ho già preparato tutto. Beatrice è instabile, ha bisogno di cure. Qui dentro sono tutti pronti a testimoniarlo.»
Ho guardato quel foglio. Non era solo violenza, era un piano.
«Sì, Ettore» ho risposto. «È ancora qui. E ha appena mostrato le sue carte.»
Quaranta minuti dopo, tre auto senza insegne hanno attraversato il cancello. Ne è sceso un uomo alto, sulla cinquantina, con lo sguardo stanco di chi ha visto troppo.
«Vicequestore Marco Ruggiero, Squadra Mobile» ha detto mostrando il tesserino. «Signor Galli?»
Ho indicato mia figlia, poi il telefono che tenevo in tasca, poi la villa.
Il comandante Ferri ha lasciato cadere il piatto sull’erba.
Per la prima volta in quel giorno, Leonardo Castaldi ha smesso di sorridere.


