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Capitolo 3: Il Biglietto Nel Cassetto Del Cruscotto — Parte 1

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Capitolo 3 di 17
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L’ho sollevata tra le braccia. Pesava così poco che mi si è stretto il cuore.

Alle mie spalle, Leonardo ha alzato la voce.

«Se esci da quella porta con lei, ti denuncio per sequestro di persona. È mia moglie.»

Mi sono voltato soltanto un istante.

«Te ne pentirai» ho detto. «In modi che non riesci nemmeno a immaginare.»

Ho attraversato il salone in mezzo agli ospiti immobili. Donatella strillava qualcosa sulla vergogna e sulla reputazione. Fuori, i bambini continuavano a cercare le uova colorate tra l’erba, ignari di tutto.

Ho adagiato Beatrice sul sedile del passeggero e l’ho coperta con la mia giacca. Poi ho aperto il cassetto del cruscotto e ho tirato fuori una vecchia busta di cuoio che non toccavo da diciotto anni.

Dentro c’era un solo biglietto, con un numero scritto a mano e un nome: Generale Ettore Lanza.

Prima che nascesse Beatrice, io e Lanza avevamo servito insieme in un reparto di cui non si parla nei telegiornali. Quando Anna si era ammalata, avevo lasciato tutto per essere soltanto un marito e poi soltanto un padre. Lanza, il giorno del mio congedo, mi aveva dato quel biglietto.

«Se mai ti servirà, Vittorio, chiama. Una volta sola, ma chiama.»

Ho composto il numero con le mani ferme. Ha risposto al secondo squillo.

«Lanza.»

«Ettore, sono Galli. Mia figlia è stata picchiata dal marito. Il comandante della polizia locale è ospite alla sua festa. Ho una registrazione e dei testimoni. Mi serve qualcuno che non abbia mangiato alla sua tavola.»

Dall’altra parte c’è stato un breve silenzio. Poi è arrivata la voce di sempre, calma e precisa.

«Castaldi? Leonardo Castaldi, del gruppo immobiliare?»

«Lui.»

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