«Voglio collaborare» ha detto in fretta. «Racconterò tutto di Leonardo: soldi, nomi, date. In cambio voglio uno sconto, un accordo…»
«Hai umiliato mia figlia per due anni. Hai aiutato tuo figlio a organizzare il suo ricovero forzato. L’hai chiamata pazza davanti alle telecamere. E adesso vuoi trattare?»
«Avevo paura anch’io!» Le tremava la voce. «Leonardo minacciava pure me…»
Non le ho creduto nemmeno per un secondo. Ma ho pensato al fascicolo e a tutte le persone che quella famiglia aveva schiacciato.
«Andrai dalla pubblica accusa e dirai tutto, senza condizioni. Poi saranno i giudici a decidere quanto vale la tua sincerità. È l’unica offerta che avrai.»
Per la prima volta ho visto nei suoi occhi una paura vera, non recitata. Aveva finalmente capito che il “pensionato” della casetta non era mai stato un nessuno.
«Lo farò» ha sussurrato.
Quando sono rientrato, Beatrice era nel corridoio. Aveva sentito tutto.
«Bene» ha detto soltanto. «Più persone dicono la verità, meglio è.» Poi ha aggiunto a bassa voce: «Papà, quando sarà finito… andiamo al lago? Come quando ero piccola?»
«Ovunque tu voglia, tesoro.»


