IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 13: La storia continua

← Incinta Di Nove Mesi, Mia Suocera Mi Costrinse A Bere
Capitolo 13 di 19
Indice ☷

Le mani della donna cominciarono a tremare. Il tombolo le scivolò via e cadde sul pavimento, e i fuselli di legno rotolarono ovunque con un rumore secco.

«Chi siete?» sussurrò.

Tommaso fece un passo avanti.

«Mi chiamo Tommaso Ferrante. Sono nato il 14 luglio di trentaquattro anni fa, alla villa di Negrar.»

La donna si portò una mano al petto.

«No», disse. «No. Mi hanno detto che… mi hanno detto che il mio bambino…»

Non riuscì a finire.

Tommaso tirò fuori dalla tasca la lettera di Livia, quella trovata dietro l’affresco. La posò sul bancone, aperta. La donna la guardò. Riconobbe la propria calligrafia. Lesse l’ultima riga: chiamalo Tommaso, come mio padre.

Alzò gli occhi pieni di lacrime.

«L’hanno chiamato Tommaso», disse, con una voce che non sembrava nemmeno la sua. «L’hanno chiamato davvero Tommaso.»

Poi fece una cosa che nessuno di noi si aspettava.

Aprì il cassetto sotto il bancone e ne tirò fuori una scatolina di legno. Dentro, avvolto in un fazzoletto ricamato, c’era un braccialetto minuscolo fatto di filo rosso intrecciato.

«L’ho fatto quella sera», disse. «Per lui. Non me l’hanno mai lasciato mettere al suo polso.»

Lo posò sul bancone accanto alla lettera.

«Non sono mai riuscita a crederci», sussurrò. «Io l’ho sentito piangere, quella notte. L’ho sentito. E tutti mi dicevano che me l’ero immaginato.»

Capitolo 8 – La Donna Del Merletto

Livia chiuse la bottega e ci fece salire nell’appartamento al primo piano. Una cucina piccola, luminosa, con la finestra sul canale. Preparò il caffè con mani che tremavano ancora, e rovesciò lo zucchero due volte.

Poi si sedette di fronte a Tommaso e lo guardò. Lo guardò e basta, per un tempo lunghissimo, come si guarda un affresco appena riportato alla luce: cercando ogni dettaglio, ogni colore perduto.

Canale WhatsApp