A volte, quando Aurora dorme, penso a quella mattina in cucina. Al barattolo nero. Al peso di quella donna sulla mia spalla. E penso a quante altre donne, in quante altre cucine, hanno bevuto qualcosa che non volevano bere perché qualcuno più forte, più grande, più «di famiglia» le ha convinte a stare zitte.
Livia bevve, trentaquattro anni fa. Io no.
La differenza non la fece il coraggio. Non solo. La fece una porta che si aprì al momento giusto, una sorella che smise di tacere, e una lettera dimenticata nel posto sbagliato.
Ma la fece anche una cosa semplice, che ho imparato facendo il mio lavoro: le cose nascoste non restano nascoste per sempre. Basta avere la pazienza di togliere l’intonaco, strato dopo strato, finché sotto non ricompare il colore vero.
Il colore vero, alla fine, è sempre lì.
Aspetta solo che qualcuno abbia il coraggio di guardarlo.
Fine.


