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Capitolo 3: La storia continua

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Capitolo 3 di 19
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«Mamma», sussurrò. «Non di nuovo.»

Adelina chiuse gli occhi. «Serena, stai zitta.»

Tommaso fissò la sorella. «Di nuovo? Cosa vuol dire di nuovo?»

Serena mi guardò, e nei suoi occhi c’era una paura antica.

«Bea, devi dire ai medici una cosa, prima che ti portino via. Questo decotto la mamma l’ha già dato a un’altra ragazza incinta. Trentaquattro anni fa.»

«E cosa le è successo?» chiese Tommaso.

Serena deglutì.

«Quella ragazza non è mai più tornata a casa.»

Capitolo 2 – Quello Che Sapeva Serena

L’ambulanza mi portò all’ospedale di Borgo Trento a sirene spiegate. Tommaso salì con me, il sacchetto con il barattolo stretto in mano come fosse una prova da tribunale. E lo era.

In sala parto mi collegarono al monitor. Il battito della bambina correva, poi rallentava, poi correva di nuovo. Ogni volta che rallentava, vedevo la mascella di Tommaso irrigidirsi.

La dottoressa Ferri, una donna minuta con gli occhiali sulla fronte, prese il barattolo e lo fece portare subito in laboratorio.

«Quanto ne ha ingerito?»

«Poco. Un sorso, forse meno. Ho sputato quasi tutto.»

«Ha fatto bene.» Mi guardò negli occhi. «Signora Conti, alcune di queste preparazioni casalinghe possono provocare contrazioni troppo violente. Per il bambino è pericoloso. Per lei anche. La terremo sotto stretta osservazione.»

Tommaso strinse la mia mano così forte che mi fece quasi male.

Un’ora dopo arrivarono due carabinieri. Il maresciallo Bellini, sulla cinquantina, con la voce bassa e paziente, mi fece raccontare tutto. Scrisse ogni parola. Quando arrivai al punto in cui Adelina mi aveva tenuta a terra, smise di scrivere per un momento e mi guardò.

«Signora, lei vuole sporgere denuncia?»

Guardai Tommaso. Era sua madre. Per un istante ebbi paura che mi chiedesse di aspettare, di pensarci, di non rovinare la famiglia.

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