IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 9: La storia continua

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Capitolo 9 di 19
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«Serena era una bambina. Non sa quello che dice.»

«Allora dimmelo tu. Guardami e dimmi che sono nato da te.»

Adelina lo guardò. Aprì la bocca. E non disse niente.

Quel silenzio, mi raccontò Tommaso, fu peggio di qualunque confessione.

«Ti ho dato tutto», disse lei alla fine, con la voce rotta. «Ti ho cresciuto. Ti ho curato quando avevi la febbre. Ti ho accompagnato a scuola ogni giorno per otto anni. Tu sei mio figlio. Mio. Quella ragazza non ti avrebbe mai potuto dare quello che ti ho dato io.»

«Quella ragazza non ha potuto darmi niente, perché tu le hai detto che ero morto.»

Adelina fece un passo verso di lui. «Tuo padre voleva andarsene con lei. Voleva lasciare me, lasciare Serena. Cosa dovevo fare?»

«Non questo, mamma. Non questo. E non di nuovo, con mia moglie.»

«Tua moglie ha trovato le lettere!» La voce di Adelina diventò un grido. «Avrebbe capito tutto. Ti avrebbe messo contro di me. Pensavo che se avesse partorito in casa, spaventata, dolorante, avrebbe avuto altro a cui pensare. Che le lettere non le sarebbero più importate.»

«Avresti potuto uccidere mia figlia.»

Adelina scosse la testa, come se la frase non avesse senso.

In quel momento il maresciallo Bellini entrò dalla porta rimasta aperta. Aveva sentito abbastanza.

«Signora Ferrante, deve venire con noi.»

Adelina si raddrizzò, si sistemò la collana di perle, prese la borsa.

Sulla soglia si voltò verso Tommaso. Ma non disse addio.

Disse soltanto: «Le altre lettere non le troverete mai.»

Tommaso aspettò che l’auto dei carabinieri sparisse in fondo alla via. Poi scese nello studio che avevo al piano terra, sotto l’appartamento.

La porta era socchiusa. La serratura forzata.

La cartella verde non c’era più.

Capitolo 6 – La Notte Nello Studio

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