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Capitolo 17: La storia continua

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Capitolo 17 di 19
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«Giorgio andava a portarci i fiori ogni anno, il 14 luglio. Io facevo finta di non sapere dove andava.»

Mi guardò.

«Dì a Tommaso che quella tomba va chiusa. E che il nome sopra va cancellato. Lui non è morto. Non lo è mai stato. È l’unica cosa che posso ancora fare per lui.»

Poi aggiunse, a voce così bassa che quasi non la sentii:

«E dì a quella donna, a Livia, che il braccialetto rosso che aveva fatto… io l’ho visto, quella notte. Era sul comodino. L’ho buttato nel camino.»

Si coprì il viso con le mani.

«Ho bruciato l’unica cosa che lei aveva fatto per lui.»

Mi alzai. Non la abbracciai. Non le dissi che la perdonavo. Non ero pronta, e forse non lo sarò mai.

Ma prima di uscire le dissi una cosa.

«Il braccialetto non l’hai bruciato, Adelina. Livia ne aveva fatti due. Uno per lui e uno per sé, da portare finché non l’avesse ritrovato. Quello l’ha tenuto per trentaquattro anni. Adesso è al polso di Aurora.»

Adelina alzò la testa di scatto. E per la prima volta, dopo tutto, la vidi piangere davvero.

Capitolo 10 – Il Nome Che Mancava

Il processo fu breve. Adelina non negò nulla. Il suo avvocato chiese le attenuanti per l’età e per la confessione piena. Serena testimoniò. Io testimoniai. Tommaso rimase seduto in fondo all’aula, e quando lei uscì scortata non abbassò lo sguardo. Ma nemmeno lo sollevò per incontrare il suo.

Venne condannata. La pena, alla fine, fu quella che la legge prevedeva. Non mi interessava quanto fosse lunga. Mi interessava che fosse scritta, nero su bianco, in un atto pubblico: quello che aveva fatto era vero. Non era un «rimedio». Non era una «esagerazione». Non era un «affare di famiglia».

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