IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 5: La storia continua

← Incinta Di Nove Mesi, Mia Suocera Mi Costrinse A Bere
Capitolo 5 di 19
Indice ☷

In quel momento il monitor accanto al mio letto emise un suono lungo e acuto. Il battito della bambina era sceso di colpo.

La porta si spalancò. La dottoressa Ferri entrò di corsa con due ostetriche.

«Prepariamo la sala operatoria. Adesso.»

Capitolo 3 – Le Lettere Dietro L’Affresco

Mentre mi preparavano per il cesareo, afferrai la mano di Tommaso.

«Devo dirti una cosa. Adesso, prima di entrare.»

«Bea, dopo…»

«No. Adesso. Credo di sapere perché tua madre l’ha fatto.»

Sono una restauratrice. Da due mesi lavoravo proprio nella villa di Negrar: Adelina mi aveva chiesto di recuperare un affresco rovinato dall’umidità nella vecchia sala da pranzo. «Lo fai per la famiglia», aveva detto. Ero felice. Pensavo fosse un modo per avvicinarci.

Tre settimane prima, staccando una porzione di intonaco marcio dietro l’affresco, avevo trovato una piccola cavità nel muro. Dentro c’era una scatola di latta per biscotti, arrugginita. E dentro la scatola, un fascio di lettere legate con un nastro rosso sbiadito.

Erano indirizzate a Giorgio. Il padre di Tommaso. Morto nove anni prima.

Non le avevo lette tutte. Mi sembrava di violare qualcosa. Ne avevo aperte due, per capire di cosa si trattasse: erano lettere d’amore. Firmate con una sola iniziale. «L.»

Quella sera, ingenuamente, ne avevo parlato ad Adelina a cena. Pensavo fossero lettere sue, di quando era giovane. Pensavo che le avrebbe fatto piacere.

Invece era diventata bianca. Aveva posato la forchetta.

«Dammele», aveva detto. «Subito.»

Gliele avevo portate il giorno dopo. Tutte tranne una, rimasta per errore nella mia cartella degli attrezzi, tra i fogli di carta giapponese. Me n’ero accorta solo una settimana dopo, e non gliel’avevo detto. Non so nemmeno io perché. Forse per il modo in cui mi aveva guardata.

Canale WhatsApp