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Capitolo 15: La storia continua

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Capitolo 15 di 19
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«Giorgio mi ha accompagnata a Chioggia in macchina. Non ha parlato per tutto il viaggio. Mi ha lasciata davanti a casa di mia madre con una busta di soldi. Per anni ho ricevuto altre buste. Senza firma. Non le ho mai aperte. Sono ancora tutte lì, in quel cassetto.»

Indicò una credenza.

«Non volevo i suoi soldi. Volevo mio figlio.»

Io presi coraggio. «Livia, abbiamo trovato una lettera di Giorgio. Scritta prima di morire. Dice che le chiede perdono.»

Tommaso gliela porse. Lei la lesse fino in fondo. Poi la piegò con cura e la posò sul tavolo.

«Il perdono è una cosa lunga», disse. «Lui ha avuto trent’anni per chiederlo guardandomi in faccia.»

Poi guardò Tommaso. E i suoi occhi si fecero dolci di nuovo.

«Ma tu no. Tu non mi devi niente. Tu sei qui.»

Prima di andare via, Livia mi chiese se poteva tenere Aurora in braccio. Gliela porsi. La bambina aprì gli occhi, la guardò, e non pianse.

Livia rise tra le lacrime. «Ha il tuo sguardo», disse a Tommaso. «E il mio mento.»

Sulla via del ritorno, nel buio dell’autostrada, il telefono di Tommaso vibrò. Era l’avvocato di Adelina.

Tommaso ascoltò. Poi chiuse la chiamata e mi guardò nello specchietto.

«Mia madre, Adelina, chiede di vederti, Bea. Solo te. Dice che c’è ancora una cosa che nessuno sa.»

Capitolo 9 – Il Braccialetto Di Filo Rosso

Non volevo andarci. Tommaso non voleva che ci andassi. Serena disse che era una trappola, un altro modo per controllarci.

Ma io continuavo a pensare a quella frase. Una cosa che nessuno sa.

Ci andai due settimane dopo, nello studio del suo avvocato, con il maresciallo Bellini presente e il divieto di avvicinamento temporaneamente sospeso per quell’incontro. Tommaso aspettava fuori. Aurora era a casa con Serena.

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