IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 1: I passi pesanti verso casa

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Capitolo 1 di 21
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L’orologio del cruscotto segnava le 20:15 quando ho parcheggiato davanti alla villetta di via dei Tigli, alla periferia elegante di Milano. La schiena mi faceva male da mezzogiorno, un dolore sordo che non passava mai del tutto. Al settimo mese di gravidanza, un turno di dodici ore in reparto non è un lavoro: è una maratona corsa con i piedi gonfi dentro scarpe che sembrano di cemento.

Ho spento il motore e sono rimasta ferma al buio, le mani ancora sul volante. Mi serviva un minuto. Un solo minuto di pace prima di entrare, prima che ricominciassero le osservazioni, i sospiri, le frasi dette a mezza voce ma pensate ad alta voce.

«Resisti, piccolo mio», ho sussurrato accarezzandomi la pancia tesa. «La mamma adesso si siede. Te lo prometto.»

Ma avevo un nodo in mezzo al petto che non era stanchezza. Era qualcos’altro. Tutto il giorno avevo avuto la sensazione che qualcosa non andasse. Nel pomeriggio, durante una pausa di due minuti, avevo scritto un messaggio a mio padre, che vive lontano, in Monferrato.

Papà, non mi sento tranquilla. Ti chiamo stasera.

Non avevo spiegato altro. Non volevo preoccuparlo per niente. Ma tra me e mio padre c’è sempre stata una frequenza che sentiamo solo noi due.

Ho respirato a fondo, ho preso la borsa e sono scesa. L’aria era umida, mi si attaccava addosso alla divisa. Mentre salivo il vialetto mi sono ripetuta il solito copione: sorridi, scusati per il ritardo, chiedi subito a Vittoria se le serve qualcosa.

Ho girato la chiave nella serratura.

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