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Capitolo 18: Le luci dell'ospedale

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Capitolo 18 di 21
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«Adesso sei al sicuro», ha detto piano.

Quattro parole. E si è aperto qualcosa dentro di me che tenevo chiuso da troppo tempo. Ho pianto contro la sua spalla come una bambina, aggrappata alla stoffa della sua giacca.

«Scusami», ho singhiozzato. «Dovevo andarmene molto prima. Avevo solo tanta paura.»

Lui ha scosso la testa e mi ha baciato i capelli.

«Te ne sei andata quando eri pronta», ha detto. «E non devi spiegare a nessuno al mondo come hai fatto a sopravvivere.»

Poco dopo si è aperta la porta e è entrata la ginecologa. Il cuore mi si è fermato. L’ho guardata terrorizzata da quello che stava per dire.

Ha controllato la cartella, poi ha alzato gli occhi su di me e ha sorriso.

«L’abbiamo stabilizzata», ha detto. «Lei sta reggendo bene.»

Ho deglutito. «E il bambino?»

Ha aspettato un secondo di troppo, e in quel secondo ho smesso di respirare.

Poi il sorriso si è allargato.

«Suo figlio è un combattente. Il battito è forte. Molto più forte di quanto ci aspettassimo.»

Mi sono coperta la bocca con tutte e due le mani. Per qualche secondo nessuno ha parlato.

Poi ho ricominciato a piangere. Ma quelle lacrime non avevano più niente a che fare con la paura.

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