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Capitolo 11: La sfida

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Capitolo 11 di 21
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Per un secondo in cucina non si è sentito niente, se non il mio respiro.

Poi Tommaso è scoppiato a ridere. Una risata alta, sguaiata, che è rimbalzata sul marmo.

Vittoria è entrata dal soggiorno, richiamata dal rumore. Mi ha guardata a terra e ha riso anche lei, portandosi una mano al petto con finta meraviglia.

«Tuo padre?» ha detto. «Quel poveraccio di campagna che non viene mai a trovarti nemmeno a Pasqua? E cosa dovrebbe fare, scusa, da duecento chilometri di distanza?»

Tommaso ha tirato fuori il suo telefono e me lo ha agitato davanti alla faccia.

«Va bene, amore. Chiamiamolo pure», ha detto. «Sentiamo come pensa di venire fin qui con quella macchina che cade a pezzi a salvare la sua principessa.»

Ha aperto la rubrica. Un anno prima gli avevo fatto salvare il numero di mio padre, per le emergenze. Non lo aveva mai usato. Era lì, sotto una sola parola: Papà R.

«Questa me la godo», ha detto.

Ha attivato il vivavoce e ha alzato il volume al massimo, perché sua madre sentisse bene l’umiliazione.

Ha premuto il tasto verde.

Il segnale ha riempito la cucina.

Uno squillo.

Una pausa lunghissima.

Due squilli.

Vittoria ha incrociato le braccia, già pronta con la sua battuta.

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