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Capitolo 6: La spinta

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Capitolo 6 di 21
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Vittoria ha spinto indietro la sedia. Le gambe hanno stridulato sul parquet. Si è alzata in tutta la sua altezza, la seta della camicetta che frusciava, e mi ha guardata con un disprezzo che non aveva più niente di elegante.

«Stai male?» ha ripetuto, facendo un passo verso di me. «Credi di essere l’unica donna al mondo che è stata incinta? Sono stufa di mantenere una nuora che usa la pancia come scusa per la propria incapacità.»

Ho fatto un passo indietro. Il cuore mi batteva nelle orecchie.

«Lavoro anch’io», ho detto piano. «Sono stata in piedi dodici ore in ospedale, oggi.»

È stata la frase sbagliata. In quella casa rispondere non era previsto.

Non ricordo esattamente cosa è successo dopo, e per mesi ho dovuto ripeterlo così anche ai medici: non ricordo esattamente. Ricordo le sue mani sulle mie spalle. Ricordo di aver perso l’equilibrio, il peso che mi tirava indietro, le braccia che cercavano un appiglio nel vuoto e le ciabatte che scivolavano sul pavimento lucido.

Ricordo il rumore.

E ricordo il punto preciso in cui la schiena ha incontrato lo spigolo del piano di marmo.

Poi il pavimento.

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