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Capitolo 13: La voce dall'altra parte

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Capitolo 13 di 21
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Qualcosa nell’aria della cucina è cambiato in quel momento, e non è stato per il volume.

Mio padre non ha mai gridato in vita sua. Non ne ha mai avuto bisogno. La sua voce aveva il peso tranquillo di chi ha davvero il potere di fare quello che dice, e nessuna voglia di dimostrarlo.

«Passi il telefono a mia figlia», ha detto. «Adesso.»

Tommaso mi ha guardata. Ero ancora a terra, una mano sulla pancia, l’altra appoggiata al battiscopa.

«Gliela passo quando si calma e smette di comportarsi come una ragazzina isterica», ha risposto, e ho capito che non gli riusciva proprio di cedere il controllo a un uomo che considerava inferiore.

«Ha dieci secondi per darle quel telefono», ha detto mio padre, con la stessa calma con cui si legge un’ora. «Dopo, la decisione che prenderà sarà la peggiore della sua vita.»

Tommaso ha appoggiato la schiena al marmo, divertito.

«Mi sta minacciando? Sa che posso denunciarla per questo?»

«No», ha risposto mio padre. «Non la sto minacciando. Le sto dicendo che sta commettendo un errore che non potrà correggere.»

Vittoria si è alzata di scatto. Il divertimento le era sparito dalla faccia. Una parte di lei, quella che aveva passato la vita a leggere le stanze, aveva capito prima di suo figlio.

«Tommaso», ha sussurrato. «Riattacca. Riattacca subito.»

E mio padre l’ha sentita.

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