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Capitolo 15: Le sirene

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Capitolo 15 di 21
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Il primo suono è arrivato da lontano, sottile, come un fischio nella notte di Milano. Poi è cresciuto. Si è moltiplicato. È diventato due, tre, quattro sirene che correvano verso via dei Tigli a una velocità che non lasciava spazio a dubbi.

Vittoria è diventata bianca. La donna che per due anni mi aveva ricordato ogni giorno il mio posto, all’improvviso, sembrava una ragazzina sorpresa a fare qualcosa di terribile.

Tommaso si è girato di scatto verso la vetrata del salotto. Le luci blu hanno iniziato a lampeggiare sui muri, riempiendo la casa di ombre che si muovevano.

«No», ha detto, e adesso le mani gli tremavano davvero. «No, no, no.»

Le sirene si sono spente tutte insieme, di colpo, quando i mezzi si sono fermati davanti al cancello.

Si è voltato verso di me. Della sua sicurezza non era rimasto niente.

«Sei stata tu?» ha chiesto, puntandomi il dito addosso. «Mi hai incastrato?»

Ho scosso la testa piano, stringendomi la pancia mentre arrivava un’altra fitta.

«No», ho risposto, e la mia voce era bassissima ma ferma. «Ti sei incastrato da solo. Io ho solo smesso di coprirti.»

Un attimo dopo, qualcuno ha bussato alla porta. Forte. Tre colpi.

Poi una voce: «Aprite. Carabinieri.»

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