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Capitolo 14: La spilla a forma di girasole

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Capitolo 14 di 23
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In fondo al modulo c’era una firma. Un nome che non sentivo da sette anni.

Dott.ssa Livia Mercuri.

«Me la ricordo», sussurrai. «Aveva una spilla a forma di girasole sul camice. Ha sorriso quando mi ha detto che ero incinta.» Deglutii. «Poi Lorenzo ha trovato il promemoria dell’appuntamento nella tasca del mio cappotto. È andato fuori di testa. Ha detto che quello studio era un posto sporco. Mi ha fatto chiamare per disdire mentre lui era in piedi davanti a me, in cucina.»

Paola indicò un’annotazione a matita sotto la firma: Recapito non più attivo.

«Il giorno dopo ha staccato il telefono di casa», dissi, e i pezzi si incastrarono con un rumore orribile.

All’improvviso Beatrice si allontanò dal letto, bianca come il lenzuolo.

«Livia Mercuri», ansimò. «Io questo nome lo conosco.»

«Come?»

«Mi ha telefonato lei.» La voce le tremava. «Anni fa. Poco prima che tu smettessi del tutto di rispondermi. Ha chiamato il mio cellulare. Ha detto che non poteva parlarmi della tua cartella clinica, che era vincolata dal segreto professionale, ma che era molto preoccupata perché eri sparita dallo studio e non ti presentavi ai controlli.»

«E tu cosa hai fatto?»

«Ho chiamato casa vostra. Subito.» Beatrice si passò le mani sulla faccia. «Ha risposto Lorenzo. Mi ha detto che la Mercuri era una ciarlatana che ti aveva spaventata con una diagnosi sbagliata, che avevi già cambiato medico, e che eri talmente sotto stress che mi pregavi di non immischiarmi.»

La dottoressa Ferretti si irrigidì.

«Il primo campanello d’allarme è suonato sette anni fa», disse. «E lui lo ha spento in ventiquattro ore.»

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