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Capitolo 9: I documenti

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Capitolo 9 di 23
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In tarda mattinata la dottoressa Ferretti tornò con una donna in tailleur grigio.

«Caterina, le presento Paola Rinaldi, responsabile dell’archivio clinico.»

Paola appoggiò una pila ordinata di fogli sul tavolino a rotelle. «Abbiamo analizzato la documentazione che suo marito ha consegnato al ricovero. Ci sono referti provenienti da tre strutture diverse. Due sembrano autentici, anche se pesantemente incompleti. La terza è molto problematica.»

Beatrice si sporse in avanti, i gomiti sulle ginocchia. «Problematica in che senso?»

«Nel senso che alcuni di questi documenti sono stati fabbricati prima di arrivare ai nostri sistemi.»

Fissai la pila di carta come se potesse prendere fuoco. «Fabbricati da chi?»

«Un nome ancora non ce l’abbiamo. Ma le tracce digitali sono anomale.» Paola spiegò che una cartella clinica lascia sempre impronte elettroniche: orari, utenti, log di trasmissione. Diverse pagine della mia storia clinica erano invece entrate come semplici PDF scansionati, aggirando i canali cifrati.

«A occhio nudo sembrano perfetti», continuò, indicando una carta intestata. «Ma guardi questo logo. Il centro lo ha adottato due anni dopo la data che c’è su questo referto. E questa firma? Il medico era già in pensione tre anni prima di questa presunta diagnosi.»

Errori minuscoli, meticolosi. Il genere di errori che commette un uomo abituato a non essere mai controllato da nessuno.

«Perché?» chiesi, e la voce mi si ruppe. «Perché costruire tutto questo?»

Paola e la dottoressa Ferretti si guardarono.

«Perché se lei era convinta di essere sterile», disse piano la Ferretti, «non avrebbe mai cercato una seconda opinione. E soprattutto non avrebbe mai chiesto perché le gravidanze si interrompevano.»

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