IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 7: Sei anni

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Capitolo 7 di 23
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Beatrice arrivò poco dopo l’alba.

Capii che era in corridoio molto prima che si aprisse la porta. Riconobbi il ritmo veloce dei suoi passi, poi una conversazione concitata con Marisa, poi una pausa lunga davanti alla stanza. Beatrice ha sempre esitato prima di aprire le porte, quando ha paura di quello che troverà dietro.

La maniglia si abbassò.

Era invecchiata. Ovviamente: erano passati sei anni da quando Lorenzo le aveva vietato di entrare in casa nostra. Aveva i capelli più corti, con dei fili d’argento sulle tempie, un cappotto pesante sopra vestiti in cui era chiaramente stata tutta la notte in autostrada. Stringeva le chiavi della macchina così forte da avere le nocche bianche.

Per qualche secondo restammo solo a guardarci.

Poi si mosse. Non mi abbracciò: vide le fasciature sul torace e si fermò a metà gesto. Allungò la mano e me la appoggiò sulla caviglia, attraverso la coperta.

«Sono qui», sussurrò.

Cominciai a piangere prima di riuscire a formulare una parola. Piangeva anche lei, lacrime silenziose e pesanti che cadevano sul lenzuolo.

«Pensavo che mi odiassi», singhiozzai. «Lorenzo diceva che avevi smesso di provarci. Che volevi che non ti cercassi più.»

Il viso di Beatrice si deformò. «Cosa?»

«Mi ha fatto vedere i messaggi. Dicevi che eri stufa dei miei drammi.»

«Non li ho mai scritti», disse, e la voce le si indurì di colpo. «Ti ho scritto ogni settimana per due anni, Cate. Ho chiamato finché il numero non è stato disattivato.»

«Non mi è arrivato niente.»

Beatrice tirò la sedia vicino al letto e si sedette, senza lasciarmi la caviglia.

«Dopo che il tuo numero è cambiato, ho chiamato Lorenzo. Mi ha detto che la tua psicologa aveva consigliato di allontanare i familiari tossici. Che sentirmi peggiorava la tua depressione.»

Non sono mai andata da nessuna psicologa.

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