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Capitolo 19: La voce dall'altra parte

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Capitolo 19 di 23
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«Caterina», disse la dottoressa Mercuri. Sembrava molto più vecchia e molto più stanca della donna con la spilla a forma di girasole. «Mi dispiace tantissimo di non essere riuscita a proteggerla.»

Mi si riempirono gli occhi. «Ha provato ad avvertire mia sorella. Ha provato a fare qualcosa.»

«Non è bastato», disse lei, amara. «Quando è venuta nel mio studio, suo marito è entrato nel nostro sistema di accettazione. Ha visto l’esito del test prima ancora che lo stampassero le mie infermiere. Mi ha aspettata nel parcheggio il giorno in cui lei ha disdetto.»

«Cosa le ha detto?» chiese Beatrice, avvicinandosi al telefono.

«Che sua moglie era gravemente malata di mente», rispose la Mercuri. «Che soffriva di episodi psicotici e che una gravidanza l’avrebbe distrutta. Mi ha mostrato valutazioni psichiatriche. Erano fatte benissimo. Ci ho quasi creduto.»

«Ma non ci ha creduto.»

«No. Perché un trattamento psichiatrico vero lascia tracce amministrative precise, e io le ho cercate. Non ce n’era nessuna. Quando gliel’ho fatto notare, sono cominciate le minacce.» Fece una pausa. «Mi ha spiegato, con molta calma, che poteva modificare i registri del mio ordine professionale. Che poteva far risultare prescrizioni che non ho mai firmato. Che poteva distruggermi la carriera in una giornata di lavoro, senza alzarsi dalla scrivania.»

Mi venne la nausea. Lorenzo non aveva controllato solo me: aveva terrorizzato chiunque provasse a tirarmi fuori.

«Caterina, mi ascolti bene», disse la Mercuri, e la voce cambiò. «Non si procurava certe sostanze in farmacia. Le faceva passare dentro flussi di dati che gestiva lui, nascoste tra migliaia di righe. Suo marito non voleva soltanto controllarla. Voleva decidere. E un uomo così non lascia andare via quello che considera suo. Quando capirà di essere scoperto, non scapperà e basta. Prima verrà a chiudere i conti.»

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