Il giorno seguente Elena chiese a Lorenzo il permesso di visitare Varenna.
«Voglio comprendere alcuni ricordi che Sofia continua a rappresentare nei disegni», spiegò.
Lorenzo accettò, a condizione che Pietro l’accompagnasse.
La stazione era piccola e tranquilla. Le montagne si riflettevano sull’acqua, mentre i viaggiatori trascinavano valigie lungo il marciapiede.
Elena mostrò a un vecchio barista una fotografia di Beatrice.
L’uomo la riconobbe.
«Veniva spesso qui. Prendeva sempre un tè al limone.»
«Ricorda se incontrava qualcuno?»
«Una signora con i capelli rossi. Parlavano per ore.»
Elena chiese se conoscesse il suo nome.
«Mi pare si chiamasse Marta.»
Il nome corrispondeva all’iniziale nel quaderno.
Grazie a un vecchio biglietto da visita conservato tra le carte di Beatrice, Elena riuscì a identificare Marta Bellini, una giornalista che viveva a Lecco.
La contattò e le spiegò il motivo della ricerca.
Marta accettò di incontrarla in un luogo pubblico.
Quando Elena le mostrò la fotografia, la donna si commosse.
«Beatrice era una mia amica.»
«Perché vi incontravate in segreto?»
Marta abbassò la voce.
«Stava cercando di ricostruire alcuni movimenti di denaro. Aveva scoperto che una fondazione benefica collegata alla famiglia veniva utilizzata per operazioni che non comprendeva.»
«Aveva delle prove?»
«Stava raccogliendo documenti.»
«E cosa accadde il giorno prima dell’incidente?»
Marta rimase immobile.
«Mi consegnò una copia di alcune comunicazioni. Disse che temeva di essere sorvegliata.»
Elena sentì il cuore accelerare.
«Dove sono quei documenti?»
«In un posto sicuro.»
Marta esitò.
«Ma prima deve sapere una cosa. Beatrice non era sola quando partì per la montagna.»


