La mattina seguente Elena trovò Sofia seduta davanti alla finestra della sala da gioco. Aveva disposto dodici piccoli animali di legno in cerchio, lasciando uno spazio vuoto al centro.
«Posso sedermi?» chiese.
Sofia non rispose, ma spostò leggermente una sedia.
Elena si accomodò senza toccare i giocattoli.
Per quasi mezz’ora rimasero in silenzio. Poi Sofia prese una piccola volpe e la mise nello spazio vuoto.
«È tornata», mormorò.
«Da dove?»
La bambina indicò il giardino.
Elena seguì il suo sguardo. Oltre la finestra si vedeva una serra abbandonata, circondata da rose selvatiche.
«Ti piace quel posto?»
Sofia annuì.
Quando Elena propose una passeggiata, la bambina si alzò immediatamente. Era la prima volta, secondo Teresa, che accettava di uscire con una persona appena conosciuta.
Il giardino profumava di terra umida. Vicino alla serra, Sofia si fermò davanti a una panchina di pietra.
Sotto il sedile era incisa una frase:
Le promesse vere trovano sempre la strada di casa.
«Chi l’ha scritta?» domandò Elena.
«Mamma.»
Sofia pronunciò quella parola con una tenerezza che spezzò il silenzio.
Elena notò che la bambina teneva stretta la tasca del cappotto.
«Hai qualcosa da mostrarmi?»
Sofia tirò fuori una piccola pietra bianca.
«Lei mi diceva di tenerne una quando avevo paura.»
«E funziona?»
«Qualche volta.»
Elena sorrise.
«Allora possiamo cercarne altre.»
Trascorsero il resto della mattina raccogliendo pietre lisce vicino al sentiero. Sofia parlò poco, ma cominciò a indicare gli alberi che sua madre aveva piantato.
Al ritorno trovarono Claudia sulla terrazza.
«Sofia non dovrebbe stare fuori con questo freddo.»
«Era ben coperta», spiegò Elena. «La passeggiata le ha fatto bene.»
Claudia guardò le pietre nella mano della bambina.
«Butta via quelle cose sporche.»
Sofia le strinse al petto.
«Sono mie.»
La donna rimase sorpresa.
Elena intervenne con calma.
«Possiamo lavarle e metterle in una scatola.»


