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Capitolo 5: La Serra Dimenticata

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Capitolo 5 di 24
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Alle sei del mattino, Elena era già sveglia.

Aveva trascorso gran parte della notte pensando al disegno di Sofia. La serra non sembrava soltanto un luogo legato ai ricordi della madre. La bambina la considerava un posto in cui cercare qualcosa.

Aspettò che la villa cominciasse ad animarsi, poi uscì in giardino.

La porta della serra era chiusa da una catena arrugginita. Attraverso i vetri impolverati si distinguevano vecchi vasi, scaffali di legno e un tavolo da lavoro.

Elena stava per allontanarsi quando sentì una voce.

«Non dovrebbe essere qui.»

Era Pietro.

L’autista teneva in mano un mazzo di chiavi.

«Sofia mi ha mostrato un disegno», spiegò Elena.

Pietro osservò la serra con tristezza.

«La signora Beatrice amava questo posto. Diceva che le piante crescono meglio quando qualcuno si prende il tempo di ascoltarle.»

«Perché è stato chiuso?»

«Non saprei dirglielo con certezza.»

Elena gli mostrò la chiave d’ottone.

Il volto dell’uomo cambiò.

«Dove l’ha trovata?»

«Me l’ha data Sofia.»

Pietro guardò verso la villa.

«Quella chiave apparteneva alla signora Beatrice. Ma non apre questa porta.»

«Che cosa apre?»

L’autista esitò.

«Un vecchio scrittoio nella sua stanza privata.»

Elena comprese che il mistero era più complicato di quanto immaginasse.

«La stanza nell’ala occidentale?»

Pietro annuì lentamente.

«Dopo l’incidente, nessuno ha più avuto il permesso di entrarci.»

In quel momento, dal vialetto arrivò il rumore di un’automobile.

Un uomo scese da una berlina scura.

Indossava un cappotto elegante e portava una cartella di pelle.

Pietro impallidì.

«È arrivato il notaio.»

«Quale notaio?»

«Arturo Ferretti. Era il consulente personale di Beatrice.»

Elena osservò l’uomo dirigersi verso l’ingresso principale.

Pietro aggiunse sottovoce:

«Se è tornato dopo tutto questo tempo, significa che qualcuno ha finalmente trovato qualcosa.»

A colazione Lorenzo appariva nervoso.

«Ferretti sostiene che alcuni documenti relativi al patrimonio di Beatrice siano incompleti», spiegò.

Claudia posò la tazza.

«Sono questioni amministrative. Non riguardano Sofia.»

«In realtà», rispose Lorenzo, «riguardano soprattutto lei.»

Il silenzio che seguì fu interrotto da Sofia.

La bambina, seduta accanto a Elena, fissava il notaio appena entrato nella sala.

«Tu conoscevi la mamma.»

Ferretti si fermò.

«Sì, Sofia. La conoscevo molto bene.»

«Allora sai della scatola.»

Il notaio impallidì.

Claudia si alzò immediatamente.

«Sofia, basta.»

Ma la bambina continuò.

«La scatola con il sole d’argento.»

Ferretti guardò Lorenzo.

«Credo sia arrivato il momento di parlare in privato.»

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