Un anno dopo l’arrivo di Elena, Villa Bellombra non somigliava più alla casa silenziosa nascosta nella nebbia.
Il giardino era pieno di fiori.
La serra ospitava laboratori di botanica per i bambini del paese.
La biblioteca era stata aperta, in alcune giornate, a piccoli gruppi di studenti.
Lorenzo aveva deciso di trasformare una parte della proprietà in uno spazio dedicato alla lettura e alla creatività.
Lo aveva chiamato Il Giardino Di Beatrice.
Non era un monumento alla tristezza.
Era un luogo dove i bambini potevano disegnare, raccontare storie e sentirsi ascoltati.
Sofia aveva partecipato alla scelta dei colori.
Voleva pareti gialle, tavoli di legno e una grande finestra affacciata sulle rose.
«Perché il giallo?» le aveva chiesto Elena.
«Perché sembra il sole anche quando piove.»
Claudia, nel frattempo, aveva iniziato un percorso personale per comprendere meglio il proprio comportamento e ricostruire con pazienza il rapporto con Sofia.
Non cercava più di sostituire Beatrice.
Aveva imparato che l’affetto non può essere imposto.
A volte accompagnava Sofia a scuola.
Altre volte preparavano insieme biscotti al limone.
Il loro rapporto rimaneva delicato, ma cresceva attraverso piccoli gesti quotidiani.
Anche Lorenzo era cambiato.
Aveva ridotto gli impegni lavorativi e dedicava più tempo alla figlia.
La accompagnava in bicicletta, ascoltava i suoi racconti e partecipava alle riunioni scolastiche.
Una sera, seduti sulla terrazza, Sofia gli domandò:
«Papà, perché prima eri sempre lontano?»
Lorenzo rimase pensieroso.
«Credevo che lavorare tanto fosse il modo migliore per proteggerti.»
«E adesso?»
«Adesso ho capito che proteggerti significa anche esserci.»
Sofia gli prese la mano.
«Mi piace quando ci sei.»
Lorenzo la abbracciò.
Il procedimento sulle irregolarità finanziarie continuava secondo i tempi della giustizia.
La documentazione raccolta aveva consentito di chiarire molte operazioni, ma non tutte le domande relative agli ultimi giorni di Beatrice avevano trovato una risposta definitiva.


