Lorenzo fissò la fotografia per diversi minuti.
«Riccardo mi aveva detto di non aver visto Beatrice da settimane.»
Il suo avvocato consigliò prudenza.
«Una fotografia dimostra un incontro, non un reato. Dobbiamo verificare date, luoghi e documenti.»
Lorenzo annuì.
Per la prima volta sembrava deciso a non ignorare i segnali.
Riccardo venne invitato a un incontro formale con i legali della famiglia.
Arrivò a Villa Bellombra il lunedì pomeriggio.
Era un uomo elegante, sicuro di sé, con una voce calma.
«Lorenzo, non capisco tutta questa agitazione.»
«Voglio sapere perché hai incontrato Beatrice prima della sua morte.»
Riccardo osservò la fotografia.
«Avevamo questioni professionali da discutere.»
«Perché non me lo hai detto?»
«Perché tua moglie mi aveva chiesto riservatezza.»
L’avvocato intervenne.
«Può spiegare quali documenti avete esaminato?»
Riccardo sorrise appena.
«Non ricordo ogni dettaglio di una conversazione avvenuta quasi due anni fa.»
Lorenzo gli mostrò una copia delle comunicazioni finanziarie.
Il sorriso scomparve.
«Dove avete trovato queste carte?»
«Non è questa la domanda», rispose Lorenzo.
Riccardo si alzò.
«State commettendo un errore. Beatrice era preoccupata, ma interpretava male alcune operazioni.»
«Allora ci aiuterai a chiarirle.»
«Parlerò soltanto attraverso il mio legale.»
Quando se ne andò, Sofia era nascosta dietro la porta della biblioteca.
Aveva visto Riccardo.
Elena la trovò tremante.
«È andato via», le disse.
Sofia si aggrappò alla sua mano.
«Quell’uomo conosceva la stanza della mamma.»
«Come lo sai?»
«L’ho visto entrare.»
«Quando?»
La bambina guardò verso le scale.
«La notte in cui tutti dicevano che lei non sarebbe tornata.»


