La sera del venerdì Lorenzo partì per Milano, dove avrebbe partecipato a una riunione urgente.
Claudia annunciò che sarebbe uscita a cena con alcune amiche.
Per la prima volta Elena ebbe la sensazione che la villa fosse abbastanza tranquilla da poter cercare risposte.
Non voleva violare la privacy della famiglia. Perciò telefonò a Lorenzo e gli raccontò della chiave.
«Se apparteneva a Beatrice», rispose lui, «può accompagnare Pietro nella stanza occidentale. Preferisco che qualcuno controlli piuttosto che lasciare Sofia tormentata dai ricordi.»
Elena ringraziò.
Pietro la raggiunse mezz’ora dopo.
La porta dell’ala occidentale era chiusa, ma l’autista possedeva una vecchia chiave di servizio.
Quando entrarono, un odore di legno e polvere li accolse.
La stanza di Beatrice era rimasta quasi intatta.
C’erano libri di botanica, fotografie di Sofia e un piccolo pianoforte vicino alla finestra.
Lo scrittoio era accanto a una libreria.
Elena inserì la chiave d’ottone nella serratura.
Girò perfettamente.
All’interno trovarono un quaderno, alcune fotografie e una busta sigillata.
Sulla busta era scritto:
Per Sofia, quando sarà abbastanza grande da comprendere.
Elena non la aprì immediatamente.
Chiamò Lorenzo e gli spiegò la scoperta.
«Porti tutto a Ferretti», disse lui. «Voglio che questi documenti vengano conservati correttamente.»
Il giorno seguente il notaio arrivò alla villa.
Alla presenza di Lorenzo, esaminò la busta.
Conteneva una lettera scritta da Beatrice.
La donna raccontava di aver scoperto alcune irregolarità nella gestione di una società collegata al patrimonio familiare. Non accusava direttamente nessuno, ma spiegava di voler proteggere Sofia da eventuali conseguenze.
L’ultima parte della lettera era particolarmente inquietante.
Se un giorno qualcuno dovesse raccontare a Sofia che ho abbandonato volontariamente la nostra casa, desidero che sappia una cosa: non avrei mai scelto di lasciarla.
Lorenzo si coprì il volto con le mani.
«Perché non mi ha parlato?»
Ferretti osservò le altre carte.
«Forse ci ha provato.»
Tra i fogli c’era una ricevuta postale.
Una lettera era stata spedita a Lorenzo pochi giorni prima dell’incidente.
Ma lui sosteneva di non averla mai ricevuta.


