La parcella dello studio legale era intestata a Camilla. Il pagamento veniva dal libretto di Viola. La data era di tre settimane prima della Vigilia.
«Perché Camilla dovrebbe prendersi un avvocato di famiglia?» chiesi.
Davide rispose con cautela. «Forse si aspettava dei guai.»
«Da cosa?»
Lo scoprimmo quella sera stessa. Papà venne da noi, da solo. Sembrava invecchiato di dieci anni rispetto alla Vigilia.
Davide gli aprì. «Loredana è con lei?»
«No.»
Papà sollevò una busta gialla. «L’ho trovata nella vecchia camera di Camilla.»
Dentro c’erano le stampe di alcune chat tra mamma e Camilla. Quasi tutte erano normali lamentele di famiglia.
Poi arrivammo ai messaggi dei primi di dicembre.
Camilla: Prima o poi Arianna ci toglie la bambina.
Mamma: Non ricominciare.
Camilla: Glielo farà fare Davide. È uno che vuole controllare tutto.
Mamma: Stravede per quella bambina.
Camilla: Appunto. Se succede qualcosa, daranno la colpa a me.
Mamma: Allora non dargli motivi.
Camilla: Voglio sapere che diritti ho se provano a tenerci lontane da Viola.
Eccolo.
Papà indicò un messaggio più in basso. Mamma aveva scritto:
Per l’avvocato ti aiuto io. Usa il libretto per adesso, tanto Arianna ancora non ne sa niente.
Guardai papà. «Le hai trovate stasera?»
Annuì. «Nel vassoio della stampante e in camera sua, dopo che tua madre è uscita.»
«Uscita per andare dove?»
«Non lo so.»
Il telefono vibrò. Un messaggio di mamma.
Sono qui fuori. Ti prego, fammi vedere la bambina.
Davide controllò la telecamera dell’ingresso. Mamma era in fondo ai gradini, sotto la neve. Da sola. Il cappotto aperto. Distrutta.
Non aprii. Le parlai attraverso il videocitofono.
«Torna a casa, mamma.»
Alzò gli occhi verso l’obiettivo. «Arianna, ti prego.»
«Hai preso i soldi di Viola. Mi hai nascosto quello che le è successo. Hai pagato a Camilla un avvocato contro di noi.»


