IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 21: La Cicatrice Sul Polso — Parte 1

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Capitolo 21 di 26
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Avevo nove anni. Non me lo ricordavo. Mamma sì.

Camilla era furiosa perché le avevo letto il diario. Mi aveva spinta giù dal muretto di pietra in fondo all’orto di nonno Aldo. Ero caduta per più di un metro sulla ghiaia e mi ero rotta il polso.

Del gesso mi ricordavo. Del pronto soccorso anche. E mi ricordavo la versione ufficiale: ero caduta dall’altalena.

Mi ricordavo la sottile cicatrice bianca sul polso sinistro.

Non mi ricordavo Camilla in piedi sopra di me.

«Mi hai mentito» sussurrai.

«Sì.»

«Per ventitré anni.»

«Sì.»

Mamma mi raccontò che dopo Camilla aveva pianto e l’aveva supplicata di non dirlo a papà. Mamma era convinta che una punizione l’avrebbe «segnata per sempre».

Così l’aveva protetta. E poi di nuovo. E ancora.

Ogni volta che Camilla superava un limite, mamma spostava il limite più in là, invece di farle affrontare le conseguenze.

«Perché me lo dici adesso?»

«Perché quando ha colpito Viola, ho rivisto quel muretto.»

Chiusi gli occhi. «E l’hai difesa lo stesso.»

«Sì.»

Era proprio questo che mamma non poteva cancellare. Sapeva di cosa era capace Camilla. E aveva scelto comunque di non vedere.

«Non so se riuscirò a perdonarti» dissi.

«Lo so.»

«Non so se terrai mai più in braccio Viola.»

Mamma singhiozzò piano. «Lo so.»

Per una volta, non chiese più di quello che le stavo offrendo.

Dopo la telefonata mi sedetti accanto al lettino di Viola, che dormiva. Davide si appoggiò allo stipite della porta.

«Tutto bene?»

«No.»

«Giusto.»

Quasi risi. Poi gli raccontai tutto. Mi ascoltò senza interrompermi.

Quando finii, disse: «Tua madre ha fatto del salvataggio un’abitudine.»

«E io ho fatto un’abitudine del far finta di niente.»

«Hai smesso.»

Guardai Viola. «Perché Camilla ha colpito una neonata.»

«Perché finalmente hai visto quanto costava.»

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