Mi sfiorai la cicatrice sul polso. Per la prima volta mi sembrò una prova, non un incidente.
Due giorni dopo chiamò papà. Camilla aveva svuotato il suo appartamento a Trento ed era sparita. Il proprietario disse che se n’era andata prima dell’alba. I suoi profili social erano stati cancellati. Il telefono squillava a vuoto.
Papà era preoccupato. Anch’io. Non perché volessi Camilla di nuovo nella mia vita. Ma perché chi perde il controllo, a volte, fa un ultimo tentativo per riprenderselo.
Quella sera, prima di uscire per la visita dal pediatra, controllai la borsa del cambio di Viola. Nella tasca davanti c’era un biglietto piegato.
Non l’avevo messo io. Nemmeno Davide.
Conteneva quattro parole.
MI HAI RUBATO LA FAMIGLIA.


