Richiamai mamma. Nessuna risposta. Di nuovo. Segreteria.
Allora Davide chiamò papà, che rispose.
«Cosa è successo il pomeriggio in cui Viola ha smesso di respirare?»
Il silenzio dall’altra parte ci disse tutto prima delle parole.
«Gianni» insistette Davide. «Mi risponda.»
La voce di papà si spezzò. «Io non c’ero.»
«Chi c’era?»
«Loredana e Camilla.»
Mi alzai così di scatto che la sedia si rovesciò. «Quando?»
Papà ci raccontò che era successo all’inizio di luglio. Viola aveva cinque settimane. Io avevo un sopralluogo di lavoro a Trento, due ore appena, e l’avevo lasciata da mamma. Al mio ritorno mamma mi aveva detto che la bambina aveva dormito tutto il tempo.
Non era vero.
Viola aveva pianto fino a strozzarsi. La teneva in braccio Camilla, che la scuoteva nervosa e le diceva di smetterla. Poi, all’improvviso, Viola era diventata silenziosa. Le labbra le si erano fatte pallide, quasi bluastre, per qualche secondo.
Mamma era andata nel panico. Gliel’aveva strappata dalle braccia e le aveva battuto sulla schiena. Viola aveva ripreso fiato ed era scoppiata di nuovo a piangere.
«Perché nessuno mi ha chiamata?» sussurrai.
Papà sembrava distrutto. «Tua madre diceva che non ti saresti più fidata di lei.»
«Aveva ragione.»
Davide chiuse gli occhi. «Qualcuno ha chiesto un parere medico?»
«Loredana ha chiamato la guardia medica. Le hanno detto di tenerla d’occhio e di correre al pronto soccorso se succedeva di nuovo.»
«E ad Arianna nessuno ha detto niente.»
«No.»
Sentivo papà piangere. Non mi fece sentire meglio.
«Avete preso decisioni sulla sicurezza di mia figlia per paura che io mi agitassi.»
«Arianna, perdonami.»
«Le scuse non mi restituiscono quei mesi.»
Chiusi la chiamata.
Alle dieci del mattino dopo, Camilla pubblicò un nuovo post.
Ho scelto il silenzio mentre girano accuse false. Qualcuno in famiglia sta usando momenti privati per punirmi.


