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Capitolo 24: La Calza Della Befana — Parte 1

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Capitolo 24 di 26
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Davide non mi lasciò toccare la scatola finché i carabinieri non l’ebbero controllata.

Dentro non c’era niente di pericoloso. Solo una calza di lana rossa e bianca, lavorata a mano. Sul risvolto era ricamato un nome in verde: Viola.

La riconobbi subito. L’aveva fatta nonna Elvira, a maglia, prima di morire, per il primo bisnipote che sarebbe arrivato. Mamma la custodiva a casa sua per la prima Befana di Viola.

Camilla l’aveva presa.

Sotto la calza c’era un biglietto.

Volevo che avesse una cosa da parte mia che non fosse brutta.

Nessuna scusa. Nessuna richiesta. Nessuna minaccia. Solo quella frase.

Riposi la calza in un cassetto. Non perché avessi perdonato Camilla. Perché era di Viola.

I mesi successivi furono più tranquilli di quanto mi aspettassi.

Camilla si trasferì in un’altra regione. Tramite gli avvocati, accettò di non contattarci più direttamente.

Mamma restituì la prima grossa parte dei soldi di Viola e firmò un piano per il resto. Continuò la terapia. Anche papà cominciò.

Per molto tempo nessuno dei due vide Viola. Fu una nostra decisione. Non una punizione: una misura di sicurezza.

A giugno incontrai mamma da sola, in un bar in piazza a Rovereto. Mi sembrò più piccola. Non più debole: meno sicura delle sue giustificazioni.

«Come sta Viola?» chiese.

«Bene.»

Mamma annuì. «Posso vedere una foto?»

Ci pensai. Poi le mostrai una foto sul telefono. Viola era seduta nell’erba con un cappellino da sole e rideva a crepapelle mentre Davide le faceva una smorfia buffa.

Mamma si coprì la bocca con la mano. Non mi chiese di mandargliela.

Anche quello contò.

«Mi dispiace» disse.

«Lo so.»

«Vorrei poter tornare indietro.»

«Non si può.»

Annuì. «Lo so.»

Un anno dopo quella Vigilia, io e Davide organizzammo il cenone a casa nostra.

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