Mamma sussultò. «No» disse. «Io ho contribuito a creare tutto questo. È diverso.»
Camilla rise, aspra. «Mi hai pagato l’avvocato.»
«Sì.»
«Mi dicevi che Arianna era debole.»
Il viso di mamma crollò. «Sì.»
«Allora non fare finta di essere migliore di me.»
Mamma annuì piano. «Non sto facendo finta di niente.»
Quella risposta sembrò colpire Camilla più di qualsiasi litigio. Se ne andò.
Pensavamo che l’incubo legale fosse finito. Non lo era.
Quel pomeriggio il notaio Sartori ci inoltrò una comunicazione della banca. La sera prima dell’udienza qualcuno aveva tentato un ultimo prelievo dal libretto di Viola: novemila euro. L’operazione era stata bloccata, perché il libretto era già sotto verifica.
A chiederla non era stata Camilla.
Era stata mia madre.


