IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 7: Le Parole Di Mamma A Porta Chiusa

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Capitolo 7 di 26
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L’immagine tremò mentre Noemi abbassava il telefono. Sparimmo dall’inquadratura e restarono solo le travi del soffitto.

L’audio però era chiarissimo.

Parlò per prima mamma. «Camilla, ma sei impazzita?»

Per mezzo secondo mi sentii sollevata.

Poi Camilla: «Dai, la bambina sta benissimo.»

La risposta di mamma spazzò via tutto.

«Te l’avevo detto di non farlo davanti a Davide.»

Fissai lo schermo. Davide non si mosse.

Nel video, papà disse: «Loredana.»

«Cosa c’è?» ribatté mamma. «Non la sto difendendo. Dico solo che doveva stare più attenta.»

Camilla rise. «Arianna la tiene sotto una campana di vetro. Qualcuno dovrà pur svezzarla.»

E mamma pronunciò la frase che avrei continuato a sentire per anni:

«Non finché Davide è a casa.»

La registrazione finiva lì.

Rimasi seduta al tavolo della cucina senza sentire le mani.

«Non finché Davide è a casa» ripetei.

Davide prese la sedia accanto alla mia. «Arianna.»

«Vuol dire che sapeva.»

«Vuol dire che sapeva abbastanza da nascondere qualcosa.»

Chiamai mamma. Stavolta rispose subito.

«Grazie al cielo.»

«Cosa intendevi con “non finché Davide è a casa”?»

Silenzio. Poi: «Non so di cosa parli.»

«C’è un video. Noemi stava registrando dopo che siamo usciti.»

Dall’altra parte, mamma smise di respirare.

«Arianna, ascoltami…»

«Camilla aveva già alzato le mani su Viola?»

«No.»

Troppo veloce.

«Le ha urlato contro?»

«I bambini piangono, Arianna.»

«L’ha lasciata sola di proposito?»

«Tua sorella pensa che i bambini debbano imparare a calmarsi da soli.»

«Viola aveva dieci settimane.»

La voce di mamma si fece dura. «Non mi faccio processare da mia figlia all’una di notte.»

Davide mi prese la mano. Presi fiato.

«Allora te la faccio semplice. Finché non saprò esattamente cosa è successo ogni volta che Camilla è stata con Viola, tu Viola non la vedi.»

Mamma trattenne il respiro. «Non puoi togliermi mia nipote.»

«Guardami.»

Riattaccai. Subito dopo mi cedettero le gambe. Davide mi prese per le spalle.

«Hai fatto la cosa giusta.»

«E allora perché sto così male?»

«Perché la cosa giusta non sempre fa stare bene.»

Alle 2:10 arrivò una mail. Il mittente era Camilla. L’oggetto: VUOI LA VERITÀ?

Dentro c’era una sola riga.

Chiedi a mamma perché mi ha supplicata di non dirti niente del pomeriggio in cui Viola è diventata blu.

La lessi ad alta voce. Davide si immobilizzò.

«Quale pomeriggio?» chiese.

Non avevo una risposta.

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