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Capitolo 1: Il marmo dell'atrio — Parte 1

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Capitolo 1 di 21
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Alle sei e dieci del mattino il lago era ancora grigio, e Villa Marenghi dormiva.

Milena Sartori no. Era in ginocchio nell’atrio da quaranta minuti, con un secchio di plastica azzurra accanto al ginocchio destro.

Il pavimento dell’ingresso era largo undici metri. Lo sapeva perché li aveva contati il secondo giorno, per capire quanto tempo servisse. Ottantacinque minuti se nessuno passava. Centoventi se qualcuno passava.

Qualcuno passava sempre.

Strizzò lo straccio. L’acqua era già scura. Si guardò le mani: la pelle intorno alle unghie era screpolata e la vecchia cicatrice sul pollice destro si era riaperta sul bordo. I guanti li aveva chiesti tre volte. Due risposte “vediamo”, una volta niente.

Aveva ventisei anni e lavorava lì da tre mesi. Villa Marenghi pagava meglio di tutti i posti dove era stata. Era per quello che restava. A Foggia sua madre Rosalba aspettava un bonifico il tre di ogni mese, e Milena non aveva mai saltato un tre.

Poi sentì il tacco. Uno. Due. Tre.

Costanza Marenghi non chiamava e non salutava. Si fermava in cima allo scalone, batteva tre volte, e aspettava che il silenzio si sistemasse intorno a lei.

Costanza: «Milena. Alzati un attimo.»

Milena: «Sì, signora. Ho quasi finito questo lato.»

Costanza: «Ho detto alzati.»

Si alzò. Il ginocchio sinistro le fece male e lei non lo fece vedere.

Costanza scese lentamente, si fermò a un metro esatto dal bordo bagnato e indicò un punto vicino al battiscopa.

Costanza: «Cos’è questo?»

Milena: «È acqua. Sto asciugando adesso.»

Costanza: «È un alone. Sul marmo di mia nonna.»

Milena aprì la bocca per dire che l’alone c’era perché la signora aveva attraversato l’atrio venti minuti prima con le pantofole bagnate dal giardino.

La richiuse.

Milena: «Rifaccio tutto il tratto.»

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