IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 16: La chiamata al 112

← «Non sono la tua serva»: la villa sul lago
Capitolo 16 di 21
Indice ☷

Edoardo: «Buongiorno. Chiamo da Villa Marenghi, via del Pontile, Torno. Vorrei segnalare dei maltrattamenti a una dipendente domestica all’interno della mia abitazione. Ho materiale video.»

Costanza gli strappò quasi il telefono di mano.

Costanza: «Edoardo, ti rendi conto di cosa stai facendo? Alla nostra famiglia?»

Lui la scostò con il braccio, con calma, come si sposta una porta.

Edoardo: «Sì. Continuo, per favore. Sì. Circa quattro anni, a quanto risulta. Più persone. Sì, la dipendente è presente in casa. Va bene. Attendo.»

Riattaccò.

Costanza prese il proprio telefono con le mani che tremavano.

Costanza: «Terzi. Sono io. Devi venire a casa. Subito.»

Poi si voltò verso Milena, che era ancora ferma sul terzo gradino.

Costanza: «Quanto vuoi.»

Milena: «Come, scusi?»

Costanza: «Quanto vuoi per dire che è stato un fraintendimento. Dimmi una cifra.»

Milena scese i tre gradini lentamente. Appoggiò lo straccio sul tavolino d’ingresso — sul marmo buono, senza sottopiatto — e si raddrizzò.

Milena: «Signora, io sono venuta qui a lavorare. Non a essere comprata.»

Costanza: «Non fare la santa. Tu hai bisogno di soldi. Lo so.»

Milena: «Sì. Ho bisogno di soldi. Mia madre a Foggia ha bisogno di medicine e io glieli mando il tre di ogni mese, e lei questo lo ha capito il primo giorno e da allora se n’è servita.»

Fece un passo avanti.

Milena: «Ma non sono la sua serva. Sono la sua dipendente. È diverso, e in quattro mesi lei non lo ha mai capito.»

Costanza aprì la bocca e non uscì niente.

Fuori, oltre il cancello, un’auto blu dei Carabinieri rallentò e mise la freccia.

Canale WhatsApp