Il lunedì mattina Fabrizio Terni ricevette una chiamata alle sette e dieci.
Costanza: «Fabrizio. Il sistema di sorveglianza. Chi ci accede?»
Fabrizio: «Lei, il signor Marenghi, e io per la manutenzione.»
Costanza: «Quanto tiene i file?»
Fabrizio: «Trenta giorni, poi sovrascrive.»
Costanza: «Voglio che li azzeri.»
Ci fu una pausa.
Fabrizio: «Tutti?»
Costanza: «L’archivio dell’atrio. Dell’ultimo mese.»
Fabrizio: «Signora, posso chiederle perché?»
Costanza: «No.»
Fabrizio arrivò alla villa alle nove, salì nel locale tecnico sopra la rimessa, collegò il portatile e aprì il pannello.
Le sue dita rimasero ferme sulla tastiera per venti secondi.
Aveva trentaquattro anni. Lavorava per Costanza Marenghi da due. Guadagnava bene. Non aveva mai fatto niente di illegale in vita sua e non era del tutto sicuro che quello che stava per fare lo fosse.
Ma sapeva che era sbagliato, e quello bastava a farlo sudare.
Selezionò l’archivio della telecamera 4. Trenta giorni. Confermò.
Eliminazione completata.
Chiuse il portatile e scese le scale. In cortile incrociò Milena che stendeva gli strofinacci sul filo dietro il capanno.
Milena: «Buongiorno.»
Fabrizio: «Buongiorno.»
Non riuscì a guardarla in faccia.
Salì in macchina, mise le mani sul volante e non partì per due minuti.
Poi tirò fuori il telefono e cercò un numero che aveva salvato otto mesi prima e mai chiamato.
Grimaldi Assunta.
Non chiamò. Ma non lo cancellò.


