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Capitolo 4: Il secchio rovesciato

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Capitolo 4 di 21
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Il giovedì mattina Costanza aveva un appuntamento saltato e un umore da guerra.

Milena stava lavando l’ultimo tratto vicino al battiscobo quando sentì i tre colpi di tacco.

Costanza: «Ancora qui? Sono le undici.»

Milena: «Ho ripulito anche il corridoio della cucina, signora. Me lo aveva chiesto ieri.»

Costanza: «Non ti ho chiesto la cronistoria della tua giornata.»

Milena abbassò la testa e continuò.

Costanza fece due passi avanti. Poi si fermò proprio accanto al secchio.

Costanza: «Questa roba in mezzo all’atrio. Fra un’ora arrivano le mie ospiti.»

Milena: «Lo tolgo appena—»

Non finì la frase.

Il piede di Costanza colpì il secchio di lato. Non fu un gesto grande. Fu quasi elegante, come chi sposta una sedia. Ma il secchio era pieno, e l’acqua sporca si aprì a ventaglio sul marmo, arrivò fino al battiscopa e infilò il bordo del tappeto persiano all’ingresso del salotto.

Milena si tirò indietro con le mani in alto.

Ci fu un silenzio di due secondi.

Costanza: «Ma guarda che disastro hai combinato.»

Milena: «Signora… l’ha spostato lei.»

Costanza: «Come, scusa?»

Milena: «L’ha spinto con il piede. Io ero ferma.»

Costanza si voltò lentamente. Girò l’anello al mignolo, una volta.

Costanza: «Ripetilo.»

Milena la guardò negli occhi per la prima volta in tre mesi.

Poi guardò l’acqua che continuava a spandersi.

Poi pensò al tre del mese.

Milena: «Rimedio subito, signora.»

Costanza: «Ecco. Brava. E il tappeto lo paghi tu se si rovina.»

Milena si mise in ginocchio nell’acqua fredda e cominciò a raccoglierla con lo straccio, giro dopo giro.

Costanza rimase in piedi a guardarla. Non se ne andò. Rimase lì tre minuti interi, con le braccia incrociate, finché non fu sicura che la ragazza avesse capito bene di chi fosse quella casa.

Poi salì di sopra a cambiarsi per il tè.

Milena strizzò lo straccio. Le mani le tremavano, e non era per il freddo.

Undici metri per otto. Da capo.

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