L’avvocato Terzi arrivò alle undici e venti, sei minuti dopo i Carabinieri.
Il maresciallo Ruggero Salvi era un uomo di quarantasette anni, cortese, con una calligrafia ordinatissima e nessuna fretta.
Salvi: «Signor Marenghi, lei ha effettuato la chiamata.»
Edoardo: «Sì.»
Salvi: «Signora Sartori, lei è la persona coinvolta?»
Milena: «Sì.»
Salvi: «Preferisce parlare in un’altra stanza?»
Milena guardò Costanza. Poi guardò il maresciallo.
Milena: «No. Qui va bene.»
Terzi: «Maresciallo, sono l’avvocato della signora Marenghi. Le chiedo di sospendere qualsiasi—»
Salvi: «Avvocato, buongiorno. Nessuno le impedisce di assistere la sua cliente. Io intanto raccolgo.»
Edoardo consegnò il tablet e la scheda di memoria. Salvi guardò tre video con l’auricolare, senza commentare, prendendo appunti.
Al quarto si tolse l’auricolare e rimase un attimo fermo.
Salvi: «Signora Marenghi, riconosce la sua voce in queste registrazioni?»
Terzi: «Non risponda.»
Costanza: «È la mia voce.»
Terzi: «Costanza.»
Costanza: «È la mia voce, Arthur, non sono scema. Si vede la mia faccia.»
Salvi annuì e scrisse.
Salvi: «Signor Marenghi, mi risulta anche una segnalazione di cancellazione dell’archivio della telecamera dell’atrio, ieri mattina.»
Edoardo: «Esatto. Ho la notifica.»
Salvi: «Chi ha materialmente accesso al sistema?»
Fu Fabrizio Terni, in piedi da venti minuti in fondo all’atrio senza che nessuno se ne fosse accorto, a fare un passo avanti.
Fabrizio: «Io, maresciallo. L’ho fatto io.»
Costanza: «Fabrizio!»
Fabrizio: «Su ordine della signora. Ieri alle nove e quattordici. Le ho chiesto perché e mi ha risposto di no.»
Si voltò verso Milena.
Fabrizio: «Mi dispiace. Lo sapevo e non ho fatto niente.»


