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Capitolo 7: Il nome che nessuno pronuncia

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Capitolo 7 di 21
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Fu la fioraia a nominarla per prima.

Veniva il martedì con le composizioni fresche, si chiamava Nadia e parlava con tutti.

Nadia: «Tu sei nuova, eh?»

Milena: «Tre mesi.»

Nadia: «Quindi non hai conosciuto Assunta.»

Milena: «Chi?»

Nadia si fermò con un mazzo di ortensie in mano e la guardò.

Nadia: «La cuoca. Stava qui da… quattordici anni? Quindici? Poi l’anno scorso, di colpo, non c’era più.»

Milena: «Se n’è andata?»

Nadia: «”Andata”.» Fece le virgolette con le dita. «Ti dico solo che quando è uscita da quel cancello aveva la faccia di una che ha pianto per tre giorni.»

Milena: «E perché?»

Nadia: «Chiedilo alla signora. Io i fiori li porto e sto zitta.»

Quella sera Milena aprì il cassetto in basso della dispensa, quello che nessuno usava, e sotto una risma di tovaglioli trovò un quaderno con la copertina consumata.

Ricette. Scritte a mano, in una calligrafia grande e storta.

Risotto pesce persico — burro tanto, non fare la tirchia.
Torta di mele di Assunta — 4 mele, non 3.

Nell’ultima pagina, con una biro diversa, una riga sola:

20 gennaio. Ho detto quello che dovevo dire. Ora vediamo.

Milena chiuse il quaderno e rimase seduta sul gradino della dispensa con le mani sulle ginocchia.

Poi lo rimise sotto i tovaglioli, esattamente com’era.

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