La sentenza arrivò a luglio.
Costanza Marenghi fu condannata in primo grado per maltrattamenti verso persone sottoposte alla sua autorità e per soppressione di prove. Pena sospesa, obbligo di lavori di pubblica utilità, risarcimento a Milena Sartori e alle due ex dipendenti che si erano costituite parte civile dopo aver letto la notizia sul giornale.
Le fu interdetto per cinque anni ogni ruolo nelle fondazioni benefiche in cui sedeva.
Fu quella la parte che la distrusse davvero, e tutti in aula se ne accorsero.
Fabrizio Terni patteggiò. Perse il lavoro, la partita IVA e diciotto mesi di parcelle che dovette restituire.
La separazione tra Edoardo e Costanza fu depositata a settembre.
Villa Marenghi era intestata alla famiglia di lui da tre generazioni. Costanza andò ad abitare in un appartamento a Bellagio con vista sul lago, che era comunque più di quanto avessero mai avuto le donne che aveva umiliato in quell’atrio.
Edoardo non la insultò mai, in nessuna udienza.
Disse una cosa sola, l’ultimo giorno, mentre uscivano dal tribunale in due direzioni diverse.
Edoardo: «Il male più grosso non l’ho fatto io. Ma l’ho reso possibile per quattro anni, e questo me lo tengo.»


