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Capitolo 10: Le Due Di Notte In Un Albergo — Parte 2

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Capitolo 10 di 26
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Ma soprattutto piansi perché non mi fidavo più dei miei ricordi. La proposta di matrimonio: Rosanna mi aveva già approvata? La sera in cui Stefano mi aveva chiesto se l’appartamento fosse del tutto pagato: credevo parlassimo di tassi, e invece raccoglieva informazioni? La volta in cui Rosanna mi aveva chiesto, come per caso, se mia madre avesse fatto testamento?

Alle sei del mattino bussarono alla porta.

«Beatrice, sono Franco. Sono solo.»

Aprii con la catena inserita. Aveva in mano una scatola di cartone e sembrava invecchiato di dieci anni in una notte.

«Ti ho portato delle prove.»

Lo feci entrare.

«Perché hai tutto questo?»

«Perché da un anno mi preparo a separarmi da Rosanna.»

«E perché non l’hai fatto?»

«Avevo paura.»

Era un uomo grande e grosso, che aveva guidato un’azienda con centinaia di dipendenti. Ma la paura non segue la logica.

Nella scatola c’erano estratti conto, messaggi stampati, dichiarazioni fiscali, bonifici. I miei bonifici. E un atto di costituzione di un trust, creato diciotto mesi prima. Il nome del trustee era coperto, la pagina dei beneficiari mancava.

«L’ho trovato nascosto nello schedario di Rosanna. I tuoi soldi sono finiti lì dentro.»

Poi esitò. «C’è un’altra cosa. Il mese scorso Rosanna mi ha chiesto il nome completo di tua madre. E se possedesse ancora la casa dove sei cresciuta.»

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