Due giorni dopo mi chiamò la commercialista.
«Abbiamo trovato una cosa strana. Il trust. Abbiamo identificato il beneficiario.»
«Chi è?»
«Lei, Beatrice.»
Rimasi immobile.
«I fondi di Galli Immobiliare venivano trasferiti in un trust irrevocabile a suo favore. Dentro ci sono circa cinquecentottantamila euro.»
«Io non ho mai dato loro nemmeno una parte di quella cifra.»
«Esatto. Stiamo ricostruendo il resto.»
«E il trustee?»
Una pausa. «Federica Galli.»
Andai da Federica senza avvisare. Aprì la porta e capì subito.
«L’hai trovato.»
«Perché sei trustee?»
«Non l’ho scelto io. L’ha creato mamma. L’ho scoperto sei mesi fa.»
«E non me l’hai detto.»
«Stavo cercando di capire.»
«È una frase molto popolare nella vostra famiglia.»
Abbassò la testa. «Hai ragione.»
«A cosa serve?»
«Mamma lo chiamava “assicurazione”. Contro Stefano.»
«Ma se è stata lei a spingerlo a sposarmi!»
«I soldi erano una copertura», disse Federica, a voce bassissima. «Il tuo stipendio, il tuo appartamento, la casa di tua madre. Mamma sapeva chi eri prima ancora di informarsi sui tuoi conti.»
«Come?»
«Per il tuo secondo nome.»
Mi si gelò la pelle. Beatrice Leonarda Conti. Un nome che avevo sempre trovato antiquato, e che mia madre non mi aveva mai spiegato.
«Alla cena di beneficenza», continuò Federica, «c’era l’elenco dei donatori. Tu avevi firmato con il nome completo e accanto c’era quello di tua madre. Mamma lo ha letto e ha cambiato faccia. Ha detto che conosceva tua madre, tanto tempo fa.»
«È impossibile. Mia madre non l’ha mai nominata.»
«Questo non vuol dire che non si conoscessero.»
Presi il telefono. Mia madre rispose subito.
«Mamma. Conosci Rosanna Galli?»
Silenzio. Poi: «Vieni a casa.»
«La conosci?»
Un altro lungo silenzio.
«Sì.»
Una sola parola. Un’altra crepa nelle fondamenta della mia vita.


