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Capitolo 3: La Verità Che Rosanna Urlò — Parte 1

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Capitolo 3 di 26
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Rosanna girò attorno al tavolo più in fretta di quanto l’avessi mai vista muoversi.

«Egoista che non sei altro…»

Lo schiaffo arrivò prima che potessi alzare le mani. La sedia oscillò all’indietro. Qualcuno trattenne il fiato. Poi mi afferrò il maglione sul petto.

«Pensi di poter comandare questa famiglia con i tuoi soldi?»

L’ipocrisia era talmente enorme che dimenticai quasi di avere paura. Le presi il polso e glielo tolsi dal maglione, spingendola indietro di un passo.

«Non toccarmi mai più.»

Stefano balzò in piedi. «Beatrice! Lascia stare mia madre!»

Lo guardai incredula. «Io?»

«Basta!»

«È lei che mi ha aggredita!»

E fu allora che Rosanna urlò la frase che cambiò tutto.

«Stefano, dille la verità prima che smetta di pagare tutto!»

La stanza si congelò. Stefano diventò pallido.

«Quale verità?», chiesi.

Nessuno rispose. Stefano fissava la tovaglia. Allora Federica si alzò lentamente e posò il bicchiere.

«Beatrice…», disse. «Tu non sai davvero perché questa famiglia voleva che Stefano ti sposasse, vero?»

«Federica, stai zitta», sibilò lui.

«No. Sto zitta da tre anni.»

Rosanna batté una mano sul tavolo. «Non sono affari suoi.»

«Sono sua moglie», dissi. Poi guardai Stefano. «Per ora. Dipende da cosa esce dalla tua bocca nei prossimi minuti.»

Federica respirò a fondo. «Quattro anni fa la ditta di papà stava per fallire.»

Mi voltai verso Franco. Galli Legnami, quarant’anni di attività nella provincia di Brescia. Stefano mi aveva sempre descritto i suoi come gente tranquilla: casa di proprietà, qualche vacanza, le borse firmate di Rosanna. Non ricchi, ma sereni.

«Quanto grave?», chiesi.

Franco rispose a voce bassa. «Nel momento peggiore eravamo sotto di quasi ottocentocinquantamila euro.»

«E io non l’ho mai saputo?»

«Non era un tuo problema», mormorò Stefano.

«Vi ho dato quattordicimila euro all’anno. È diventato un mio problema.»

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