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Capitolo 22: «Per Beatrice, Quando Sarà Pronta» — Parte 1

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Capitolo 22 di 26
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La polvere copriva tutto: vecchi mobili, decorazioni di Natale, i miei quaderni delle elementari, gli attrezzi di mio padre. Dopo un’ora trovammo una cassetta degli attrezzi chiusa a chiave. Mia madre aveva ancora la chiave nel mazzo.

Dentro c’erano documenti, fotografie e una busta con una scritta a penna: Per Beatrice, quando sarà pronta.

Se stai leggendo, non ho avuto il coraggio di dirti la verità di persona.

Paolo scriveva che Leonardo era il mio padre biologico. Che amava mia madre già prima dell’incendio, ma non si era mai fatto avanti. Che era rimasto accanto a lei perché era sola, e che l’amore era nato dal dolore. Ammetteva di essersi preso la colpa dell’incendio e di aver lasciato che mia madre lo credesse un ladro.

Poi spiegava il perché. Lo aveva fatto per proteggere Rosanna.

Non perché gli importasse di lei, ma perché Rosanna era incinta.

E il padre non era Franco.

Era Leonardo.

La stanza sembrò inclinarsi. Mesi prima dell’incendio, dopo una festa aziendale e un litigio furioso con mia madre, Leonardo aveva commesso un unico errore, una sola notte con Rosanna. Lei aveva scoperto di essere incinta pochi giorni prima dell’incendio. Quella sera era andata al magazzino anche per dirglielo.

Leonardo era morto salvandola. Rosanna aveva ricucito con Franco, che aveva creduto il bambino suo. Il bambino era nato sette mesi dopo.

Era Stefano.

Lasciai cadere la lettera. Mia madre sussurrò: «No.»

L’uomo che avevo sposato era figlio di Leonardo. Io ero figlia di Leonardo. Mio marito era mio fratellastro.

Non riuscivo a sentire nulla. Non riuscivo a respirare.

Poi ricordai. L’ossessione di Rosanna. Il suo odio crescente. Il modo in cui mi voleva vicina e allo stesso tempo sotto controllo.

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