Mia madre mi aspettava in cucina. Davanti a lei, una vecchia scatola di cartone.
«Avrei dovuto dirtelo anni fa.»
Dentro c’erano fotografie, lettere, ritagli di giornale. Ne presi una. Mia madre a venticinque anni, Rosanna accanto a lei, Franco dietro. E un altro uomo, alto, capelli scuri, un sorriso aperto.
Mia madre sfiorò il suo volto con un dito. «Si chiamava Leonardo Ferri. Era il mio fidanzato.»
Mi sedetti. «Prima di papà?»
«Sì.»
Paolo Conti, mio padre, era morto d’infarto quando avevo dodici anni. Avevo sempre saputo che lui e mia madre si erano sposati poco prima della mia nascita.
«Cos’è successo a Leonardo?»
«È morto in un incendio. Nel magazzino di Franco.»
Di quell’incendio avevo sentito parlare. Era successo nei primi anni della ditta. Era morta una persona, ma non avevo mai saputo chi.
«Lavorava con Franco?»
«Era suo socio. Aveva il venti per cento della ditta.»
«Com’è scoppiato l’incendio?»
Le mani di mia madre tremavano. «Leonardo era convinto che qualcuno rubasse dall’azienda. Sospettava di Rosanna. Teneva un quaderno con i pagamenti che non tornavano.» Me lo mostrò: un registro scritto a mano, pagine fitte di cifre. «La sera prima mi chiamò. Disse che aveva capito chi era, e che l’indomani ne avrebbe parlato. Poi il magazzino prese fuoco. Il rapporto ufficiale parlò di un guasto elettrico.»
Guardai di nuovo la fotografia. «Perché tutto questo riguarda me?»
Mia madre cominciò a piangere. Lo capii prima che parlasse. A volte la verità arriva in silenzio: la vedi sul volto di qualcuno prima che le parole la raggiungano.
«Mamma. Chi è il mio padre biologico?»
«Beatrice…»
«Chi?»
«Leonardo.»
Mi alzai di scatto, la sedia strisciò all’indietro.
«Paolo ti ha cresciuta. Ti ha amata.»
«Non è questo che ti ho chiesto.»
«Sì. Leonardo era tuo padre. Per questo il tuo secondo nome è Leonarda.»
Mi aggrappai al bordo del lavello. Paolo mi aveva insegnato ad andare in bicicletta. Mi preparava il toast quando avevo la febbre. Mi portava sulle spalle alla fiera del paese. Per vent’anni mi era mancato ogni giorno. E adesso sul tavolo c’era la foto di un altro uomo, il cui sangue scorreva nelle mie vene. Un uomo morto senza sapere che esistevo.
«Rosanna sapeva che eri incinta?»
«Sì.»
«Allora, trent’anni dopo, mi ha ritrovata.»


