Passai la notte di Natale in un albergo a quaranta minuti di distanza. Avrei potuto andare da mia madre o dalla mia migliore amica. Ma non volevo conforto. Volevo silenzio.
All’una e un quarto avevo quarantasette chiamate perse. Alle due erano sessantadue. Cancellai i messaggi vocali di Stefano senza ascoltarli. Bloccai Rosanna, che chiamava da tre numeri diversi.
Federica mandò un solo messaggio: Mi dispiace. C’è dell’altro. Per ora non fidarti di nessuno.
Quel messaggio mi spaventò più di tutto il resto.
Aprii il portatile. Annullai ogni pagamento ricorrente legato alla famiglia Galli. Bloccai la carta di credito cointestata. Cambiai le password della banca, della posta, degli investimenti, del cloud, della dichiarazione dei redditi, del telefono.
Poi cercai il nome della società. Galli Immobiliare S.r.l. La villetta di Desenzano era stata acquistata due anni prima: quattrocentosessantamila euro, senza mutuo. Pagata per intero.
I suoceri che non potevano permettersi la spesa possedevano una villa sul lago pagata in contanti.
Alle tre meno un quarto scrissi a un’avvocata divorzista. Alle tre scrissi a una commercialista esperta in indagini patrimoniali con cui avevo lavorato anni prima. Alle tre e venti, finalmente, piansi.
Seduta sul pavimento del bagno, in accappatoio, con la faccia tra le mani. Piansi per il matrimonio, per lo Stefano che credevo esistesse, per ogni volta che avevo difeso Rosanna. Per il viaggio in Sicilia con mia madre che avevo rimandato, per la cucina che non avevo mai rifatto. Niente di stravagante. Solo pezzi della mia vita messi in pausa perché qualcuno, a quanto pareva, ne aveva bisogno.


