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Capitolo 2: La Zuppiera Di Natale — Parte 2

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Capitolo 2 di 26
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Per tre anni avevo tenuto la pace con i Galli. Quando Rosanna diceva che il mio lavoro in banca mi rendeva “poco femminile”, sorridevo. Quando mi chiedeva se avessi preso qualche chilo, cambiavo discorso. Quando definiva il mio soggiorno “freddo come la hall di un albergo”, davo la colpa alla sua generazione. E a ogni festa, puntuale, la domanda: dove sono i nipotini?

Poi erano arrivate le richieste di soldi, e io avevo pagato.

All’inizio poca cosa. Trecento euro per la caldaia. Cinquecento per la lavastoviglie. Settecento perché, a quanto pareva, i farmaci di Franco non erano più rimborsati. Poi diventò un’abitudine. Stefano si sedeva accanto a me sul divano e diceva piano: «Mamma e papà sono di nuovo in difficoltà.» Quando chiedevo quanto, esitava. «Forse milleduecento?»

Alla fine avevamo impostato un bonifico automatico. Milleduecento euro il primo di ogni mese, per più di due anni. Spesa, bollette, IMU, la rata del SUV di Rosanna, visite mediche, regali di Natale. Almeno, così mi avevano detto.

Guardai Rosanna nella camicetta di seta rossa che le avevo regalato io l’anno prima. Guardai il pranzo che avevo pagato io, che mi impregnava il maglione di mia madre.

Mi tolsi un tortellino dai capelli e lo appoggiai sulla tovaglia.

«Sai una cosa, Rosanna? Da me non avrai più un centesimo.»

Il silenzio fu totale. La sua espressione cambiò così in fretta che quasi mi scappò da ridere. La rabbia sparì, e sotto c’era paura.

«Cos’hai detto?»

«Ho già annullato il bonifico di gennaio.»

La forchetta di Stefano cadde nel piatto. Per la prima volta in tutto il pranzo, mio marito sembrava sveglio.

«Beatrice, che cosa hai fatto?»

Risi, più freddamente di quanto volessi. «Interessante. Quando tua madre mi ha versato il brodo in testa non avevi voce. Adesso che spariscono i soldi, ti è tornata.»

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