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Capitolo 17: La Lettera Nel Deposito — Parte 1

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Capitolo 17 di 26
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L’indagine durò quasi un anno. I reati finanziari sono lenti, e le carte sono molto meno spettacolari di come le mostra la televisione. Interrogatori, acquisizioni, perizie, estratti conto, dichiarazioni fiscali.

Sabrina collaborò. Federica testimoniò. Franco chiese la separazione. Stefano entrò in un percorso di cura per la dipendenza dal gioco. Io chiesi il divorzio.

Rosanna negò quasi tutto. Disse che io ero vendicativa, che Franco non era più lucido, che Sabrina la ricattava. Disse che il trust dimostrava che aveva sempre voluto proteggermi.

Poi gli investigatori trovarono un box di deposito intestato a una delle sue società. Dentro c’era una cassetta di metallo chiusa a chiave: copie dell’atto societario, vecchi registri e una busta sigillata indirizzata a mia madre. Una lettera di trentatré anni prima, con la grafia di Rosanna.

Mia madre non voleva aprirla. Io sì.

La prima pagina era una confessione. Rosanna ammetteva di aver rubato dalla ditta di Franco e Leonardo, piccole somme all’inizio e poi sempre più grandi. Scriveva di aver avuto il terrore che Leonardo la scoprisse.

Poi il racconto cambiava. Rosanna sosteneva di non aver provocato l’incendio. Scriveva che c’era un’altra persona che rubava, un uomo che teneva la contabilità esterna, un uomo di cui Leonardo si fidava.

A metà della seconda pagina c’era un nome: Paolo Conti.

L’uomo che mi aveva cresciuta.

Mia madre emise un suono soffocato. «No.»

La guardai. «Tu sapevi qualcosa.»

«Non allora.»

«Hai reagito prima che finissi di leggere.»

Fissò il tavolo, e quello mi bastò.

«Che cosa ti ha detto papà?»

«Un anno prima di morire», disse piano, «mi confessò che la sera dell’incendio era andato al magazzino da Leonardo. Litigarono. Leonardo voleva denunciarlo. Paolo cercò di trattenerlo, e nella colluttazione si rovesciò una stufa. Il fuoco prese tra il legname. Paolo riuscì a uscire. Leonardo no.»

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